Parlando di: Sherlock Holmes, UNO STUDIO IN ROSSO di Arthur Conan Doyle

uno studio in rosso

Primo libro delle avventure di Sherlock Holmes, il famoso investigatore nato dalla penna del baronetto Sir. Arthur Conan Doyle.

E’ il 1878 e nel laboratorio di chimica dell’ospedale il dottor Watson e Sherlock Holmes si incontrano per la prima volta.
data una serie di eventi tutti e due cercano un coinquilino e decidono quindi di condividere il grazioso appartamento sito al 221 B di Baker Street.
Watson troverà in Sherlock un uomo piacevole anche se pieno di stranezze e dalle conoscenze più varie.
Molte sono le cose che Watson non riuscirà a capire del suo coinquilino, ma la più interessante sarà sicuramente quella legata al suo lavoro. la soluzione al dilemma arriverà una mattina, insieme ad una lettera e ad un omicidio.

un uomo è infatti stato trovato morto, probabilmente avvelenato in una casa abbandonata; intorno a lui sangue, polvere, una candela rossa, una fede nuziale da donna e una scritta RACHE…
i due uomini si troveranno così ad indagare sulla morte, parallelamente agli ispettori Gregsont e Lestrade di Scotland Yard.

il libro è formato da due parti, nella prima abbiamo le indagini dei due investigatori della polizia e del nostro beneamato Sherlock, con la conseguente cattura dell’assassino; la seconda parte ci sposta nel tempo e nello spazio, ci vengono infatti narrati i fatti antecedenti all’omicidio e spiegate quindi le cause che hanno portato l’assassino a compiere il tragico gesto.

CONSIGLIATO: sicuramente è un bellissimo libro, consigliato non solo agli amanti del genere.
la scrittura di Doyle è sublime ti dà sempre la giusta quantità di dettagli riuscendo a farti focalizzare ogni singola scena; al lettore sembrerà di trovarsi sulla scena del crimine o insieme a Sherlock e Watson mentre discutono nel salottino di Baker Street.
Mi è piaciuta la divisione in due parti, raccontare anche i fatti antecedenti mi ha dato ancora di più l’impressione che l’omicidio non fosse solamente l’atto che dà inizio ad un giallo, ma anche la fine di qualcos’altro, la fine di una storia più complessa.

però sono rimasta un pò spiazzata…
nella mia vita ho letto pochi gialli e quasi tutti di Agatha Christie, sono quindi abituata ad un’altro tipo di narrazione. nei gialli della Christie il lettore riesce quasi a prendere parte alle indagini, è al corrente delle psicologie dei personaggi e di tutti i dettagli sia quelli più importanti sia quelli insignificanti riuscendo lui stesso a farne una cernita e guidando lui stesso le proprie indagini.
in Sherlock Holmes invece il lettore è semplicemente uno spettatore passivo, sicuramente privilegiato dalle fantastiche descrizioni dell’autore ma comunque solo uno spettatore.

la scienza della deduzione diventa quindi,a mio parere, sia un pregio che un difetto.
ciononostante lo consiglio! inoltre sono sicurissima che continuerò a leggere Doyle e probabilmente lo leggerò in un futuro neanche troppo lontano.

VOTO 4/5

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